SOUNDS FROM A DARKROOM

Quarenghicinquanta
SOUNDS FROM A DARKROOM
mostra fotografica di CLAUDIO FASOLI

dal 1 al 12 maggio 2018
Galleria Quarenghicinquanta, via Quarenghi 50 - Bergamo (interno cortile)


» INAUGURAZIONE: martedì 1 Maggio 2018 alle ore 18:00 «

Nel corso dell'inaugurazione l'autore presenterà il suo libro-confessione "Inner Sounds"
e il suo primo libro fotografico "Fasoli alone".

» CONCERTO: 1 Maggio 2018 alle ore 19:30 «

Claudio Fasoli (sax) e Michelangelo Decorato (pianoforte)
presso il nuovo locale "Bevero" in via Quarenghi 21/F.

 

La mostra-concerto rientra nel programma dell'’International Jazz Day 2018 di Bergamo.


SOUNDS FROM A DARKROOM


INFORMAZIONI sulla MOSTRA

Titolo della mostra:
SOUNDS FROM A DARKROOM

Autore:
CLAUDIO FASOLI

Luogo:
QUARENGHICINQUANTA – Spazio fotografia, via Quarenghi 50, Bergamo (interno cortile)

Inaugurazione:
1 maggio 2018 alle ore 18,00
Nel corso dell’inaugurazione l’autore presenterà il suo libro-confessione “Inner Sounds” e il suo primo libro fotografico “Fasoli alone”.

Concerto:
1 maggio 2018 alle ore 19,30
Concerto di Claudio Fasoli (sax) e Michelangelo Decorato (pianoforte)
Alle 19,30, al termine dell’inaugurazione, si potrà assistere al concerto di Claudio Fasoli (sax) e Michelangelo Decorato (pianoforte) presso il nuovo locale “Bevero” in via Quarenghi 21/F.
Il Bevero è anche ristorante e birreria.

Durata dell'esposizione:
dal 1 al 12 maggio 2018

Orari di apertura:
da martedì a venerdì ore 15:30 – 19:00
sabato ore 10:30 – 12:30 / 15:30 – 19:00

 

La mostra-concerto rientra nel programma dell'’International Jazz Day 2018 di Bergamo.

- L'ingresso alla mostra e al concerto sono liberi -



SOUNDS FROM A DARKROOM

Claudio Fasoli: tra foto e jazz

(di Dario Guerini)

Presentare un musicista del calibro di Claudio Fasoli nella veste di fotografo è un’operazione rischiosa perché potrebbe apparire superficiale e artefatta. Eppure Fasoli è un fotografo raffinato e consapevole delle sue qualità. Da molti anni pratica questa passione con quelle dosi di rigore e di pudore che caratterizzano la sua personalità. Basti pensare che una volta fu preso dal dubbio di rinunciare alla musica per dedicarsi alla fotografia, dubbio che durò, come lui stesso mi ha dichiarato, tre giorni esatti. Per fortuna, pensai immediatamente, perché perdere Fasoli al sax avrebbe significato perdere un talento.
A mente fredda però credo che avrebbe avuto il medesimo successo anche con fotocamere e ottiche. La ricerca, l’ispirazione, la concentrazione, la composizione, l’esecuzione… sono esercizi di creatività e di perizia comuni ai due “mestieri” paralleli di Claudio, che spesso si incociano e producono inconsuete emozioni. Fotografare per lui è un completamento del suo essere artista, una necessità di espressione che la musica non riesce ad esprimere totalmente.
Per capire a fondo Claudio Fasoli fotografo bisogna partire dalla sua personalità di musicista, dove il valore dell’artista si accompagna alla discrezione e alla riservatezza dell’uomo. Agli atteggiamenti narcisistici ed agli eccessi di visibilità Fasoli preferisce il silenzio, lo studio e la concentrazione interiore.
Sassofonista, compositore e formatore, le sue cifre artistiche sono il rigore, la ricerca, l’eleganza, la libertà di movimento. Instancabile esploratore (caratteristica dei grandi jazzisti), la sua musica non è mai scontata, lontana dalle piaggerie. Militante del mitico Perigeo, è da molti anni un apprezzato docente di Siena Jazz, riferimento internazionale per l’Alta Formazione e la ricerca della musica jazz. E’ stato recentemente riconosciuto come miglior musicista del 2017 dal prestigioso referendum Top Jazz promosso dalla rivista Musica Jazz.
Il suono del suo sax è inconfondibile, chiaro, incisivo come una lama di luce. E l’importanza della luce sembra ritornare nella dimensione di Fasoli fotografo. Le sue immagini sono una ricerca costante della luce, anche in situazione di scarsa luminosità. Quello che colpisce è la raffinatezza del risultato. Sono foto che riportano al silenzio, alla concentrazione e all’intimità del pensiero dell’autore, una sorta di ritratti della sua personalità, la stessa del Fasoli musicista. E’ una narrazione confidenziale che ispira concentrazione, perché la fotografia per Fasoli è narrazione colta e profonda come la musica.
Le foto proposte da Quarenghicinquanta sono affreschi della sua solitudine d’artista, lontano dal palcoscenico e dai concerti. Affreschi istantanei del lavoro di studio, di composizione o di semplice relax.
Appunti di viaggio in cui la scenografia è rappresentata dagli oggetti che lo circondano nella dimensione negli spazi quotidiani, dai suoi strumenti musicali, dalla vista dalle finestre di camere d’albergo in cui alloggia nelle trasferte concertistiche, dallo studio dove compone, legge, riflette, si riposa e si ricarica.
Tutto questo è significativo di una grande capacità di raccoglimento e di introspezione.
Per Fasoli la fotografia è narrazione, come la musica. Fasoli si definisce un musicista tra suoni e immagini e così si svela il significato del titolo della mostra: Sounds from a darkroom.

 

Musicista tra suoni e immagini

(di Claudio Fasoli)

Sounds from a darkroom: questo titolo desidera sottolineare che è proprio dalla nostra “camera oscura” interiore che i suoni come le immagini emergono con lo scopo di comunicare e condividere le emozioni con chi ci incontra.
Il musicista, come il fotografo, dispone di uno strumento nel quale si riconosce e col quale “gioca” divertendosi: il primo costruisce volute di suoni mentre il secondo produce un turbinio di immagini le quali, in fondo, possono rispettare, pur nella loro immediatezza, il principio della narrazione. E infatti la musica è anch’essa narrazione, si svolge nel tempo…
Le immagini possono rispettare anche il concetto di improvvisazione, tradizionalmente considerata tipicità del jazz, ma ampiamente riconoscibile anche nello scatto fotografico, per esempio nella street-photography e/o in altre situazioni.
Suoni e immagini non sono evidentemente la stessa cosa, anche perché percepiamo diversamente le sollecitazioni del linguaggio sonoro rapportato al linguaggio delle immagini.
In realtà l’origine è la stessa ma i modi sono assai diversi e implicano un atteggiamento mentale specifico: torniamo quindi alla famosa Darkroom sede delle nostre emozioni da cui tutto ciò può trarre origine per poi svilupparsi su diversi binari con diversi linguaggi.
Da moltissimi anni sono appassionato di Fotografia e i miei occhi non si sono mai stancati di vedere libri o mostre di grandi fotografi da cui imparare, studiare riconoscere, apprezzare...o non apprezzare.
Questa educazione all’immagine è stata la mia sola scuola e in periodi vari sono stato molto preso dalla realizzazione fotografica pur non arrivando mai a pensare di rinunciare alla musica. Forse una volta sì, ma il dubbio è durato tre giorni esatti.
Un abile stampatore mi ha riportato a quella vecchia passione e mi ha dato una ragione per riprendere a scattare per poi godere della visione delle mie foto stampate molto efficacemente in grande formato.
Pur non avendo ambizioni sfrenate, ugualmente mi diverto a fotografare situazioni o giochi architettonici, paesaggi infiniti, suggestioni della luce, alchimie della natura, gioia di orizzonti inaspettati, ricchezza del volto umano.
Questa volta mi sono trovato a guardare me stesso con la mia musica: difficile perché la musica non è facile da fotografare, ma tutto ciò che la realizza o il come la posso realizzare o gli atteggiamenti mentali o i luoghi dove scrivo o studio possono forse dire almeno il “dove” le note si mettono d’accordo con me per trovare la loro legittimità e la loro funzione di trasferire le emozioni a chi voglia riconoscerle e viverle insieme.

 



QUARENGHICINQUANTA Spazio Fotografia
Via G. Quarenghi, 50
Bergamo


www.quarenghicinquanta.org

Nessun commento ancora

Lascia un commento