GLOBAL LANDSCAPES

Quarenghicinquanta
GLOBAL LANDSCAPES
Mostra fotografica di STEFANO PARISI


GLOBAL LANDSCAPES è un progetto fotografico a lungo termine di Stefano Parisi sul paesaggio antropizzato contemporaneo. Parte dalla consapevolezza che l'uomo, con la sua presenza, ha modificato radicalmente il paesaggio. Niente di nuovo, apparentemente, ma lo sguardo del fotografo milanese permette di farci ri-scoprire quello che diamo per scontato, ma che in realtà non è.

» INAUGURAZIONE: sabato 20 Gennaio 2018 alle ore 18:30 «

All'inaugurazione sarà presente l'autore.


GLOBAL LANDSCAPES


INFORMAZIONI sulla MOSTRA

Titolo della mostra:
GLOBAL LANDSCAPES

Autore:
STEFANO PARISI

Luogo:
QUARENGHICINQUANTA – Spazio fotografia, via Quarenghi 50, Bergamo (interno cortile)

Inaugurazione:
20 gennaio 2018 alle ore 18,30
all'inaugurazione sarà presente l'autore

Durata dell'esposizione:
da sabato 20 gennaio 2018 a sabato 3 febbraio 2018

Orari di apertura:
mercoledì - giovedì - venerdì dalle 15,30 alle 19,00
sabato dalle 10,30 alle 12,30 e dalle 15,30 alle 19,00


- Gli ingressi alle mostre sono gratuiti. -


GLOBAL LANDSCAPES

Note sulla mostra (Leonardo Brogioni)

(ITA)
GLOBAL LANDSCAPES è un progetto fotografico a lungo termine di Stefano Parisi sul paesaggio antropizzato contemporaneo. Parte dalla consapevolezza che l'uomo, con la sua presenza, ha modificato radicalmente il paesaggio. Niente di nuovo, apparentemente, ma lo sguardo del fotografo milanese permette di farci ri-scoprire quello che diamo per scontato, ma che in realtà non è.
Con le sue immagini, scattate in Paesi e continenti diversi, dagli Stati Uniti all'Islanda fino all’Oman, Stefano Parisi ci permette di cogliere i segni della globalizzazione, che rendono molto più sfumate le differenze tra i diversi luoghi del Pianeta. Il paesaggio diventa uguale ovunque. Non solo globalizzato, quindi, ma globalizzante, con le sue contraddizioni e le sue fredde similitudini. Il fotografo coglie così un aspetto quasi disarmonico dell'ambiente in cui viviamo, come se la natura fosse stata deturpata dall'uomo irrimediabilmente o solo temporaneamente.
Spazi urbani o ambienti naturali fanno quindi da sfondo a soggetti e oggetti che da una parte paiono surreali, “fuori posto”, ma che nello stesso tempo sentiamo far parte della nostra vita quotidiana.
E’ il contrasto tra questi due elementi che ci spiazza ma anche ci affascina e ci permette di riflettere sugli eccessi visivi di cui siamo vittime, ma che spesso ci sfuggono. L’immagine fissa, la fotografia, consente quindi l’approfondimento e l’analisi di aspetti che normalmente scorrono via, a cui siamo indifferenti.
All’inizio del percorso visivo del progetto di Parisi gli ambienti ci sembrano normali, familiari, ma alla sua conclusione ci rimangono impressi dei particolari discordanti: il colore fastidioso di un rimorchio, il cattivo gusto di un’immagine impressa su un camper.
E, alla fine, l’uomo appare inadeguato alla natura.

(ENG)
GLOBAL LANDSCAPES is a photographic long term project on the contemporary landscape. It’s based on the awareness that the presence of man has radically changed the environment.
Nothing new, the idea though is to discover again what we take for granted but isn’t.
These images, shot in very different geographic areas, from the United States to Iceland, from Oman to Singapore, show the globalization trademarks that we all know, with differences between countries less and less evident.
Landscapes that look the same everywhere, not just globalized but globalizing, with contradictions and ‘cold’ similitudes; either urban or natural, spaces and environments become mere backgrounds to subjects and objects which, while on one hand seem surreal, ‘out of place’, are on the other "recognized" as part of our daily life.
This contrast is fascinating and unsettling at the same time; photography allows us to go in depth and analyse aspects that normally flow away in indifference, making us reflect upon the "visual excesses" we’re unconsciously dealing with every day and that seldom surface to consciousness.
The Environment is therefore presented here as almost accidental, discordant, where nature seems temporarily or irredeemably defeated.
At the beginning of the visual journey these settings appear normal and familiar, but eventually it's those discordant elements, the annoying colour of a sign post, the fake reproduction of a landscape on the back of a truck, the ones that we'll remember.
Man, it seems, is no match for nature.


Intervista a Stefano Parisi

- Come e quando è avvenuto il tuo approccio al mondo della fotografia? Hai frequentato corsi specifici?

Ho iniziato a fotografare a vent’anni, principalmente per documentare i viaggi, la mia grande passione. Negli anni ho frequentato diversi workshop fotografici ed approfondito in autonomia lo studio della fotografia. Ho però dall’inizio cercato di alimentare le mie conoscenze del mondo della fotografia frequentando centinaia di mostre fotografiche (una vera scuola di fotografia!) e collezionando libri fotografici, più che dedicarmi alla tecnica, che comunque ho approfondito.

- Quale tecnica usi per le tue fotografie? C’è molta postproduzione?

Il mio percorso fotografico si divide in due parti: nella prima ho fotografato prevalentemente a pellicola in bianconero, dedicandomi al reportage ed affidando poi la stampa delle immagini ai migliori stampatori di Milano. Nella seconda parte ho fotografato a colori in digitale, dedicandomi prevalentemente alla foto di paesaggio. Anche in questo caso faccio stampare le foto. Per quanto riguarda il digitale, la post produzione è ridotta al minimo e non va comunque ad alterare la composizione dell’immagine. In generale, la mia fotografia è molto istintiva e poco o nulla pensata: “vedo una immagine” e cerco di coglierla al volo, influenzato sicuramente dai maestri ai quali negli anni mi sono ispirato.

- Raccontaci qualcosa delle tue influenze fotografiche.

Potrei citare decine di autori che ho amato e che hanno sicuramente influenzato il mio linguaggio fotografico. Nel periodo in cui fotografavo in bianconero direi Gianni Berengo Gardin, William Klein e Gabriele Basilico su tutti. Attualmente il mio lavoro sul paesaggio risente molto dell’influenza dell’immenso Luigi Ghirri, di quegli autori che hanno partecipato al progetto Viaggio in Italia nel 1984 e dell’onda lunga che questo progetto ha lasciato nel linguaggio fotografico contemporaneo.7

- Cosa rappresentano per te gli scatti presenti in mostra allo Spazio Quarenghicinquanta?

Gli scatti appartengono alla serie GLOBAL LANDSCAPES, un progetto fotografico che porto avanti da anni sul paesaggio antropizzato contemporaneo. Attraverso immagini scattate in Paesi e continenti diversi, cerco di cogliere i segni della globalizzazione che rendono molto più sfumate le differenze tra i diversi luoghi del pianeta. Il paesaggio diventa uguale ovunque. Spazi urbani o ambienti naturali fanno da sfondo a oggetti che da una parte paiono surreali, “fuori posto”, ma che nello stesso tempo sentiamo far parte della nostra vita quotidiana. Guardando le immagini gli ambienti ci sembrano normali, familiari, ma alla fine ci rimangono impressi dei particolari discordanti: ad esempio il cattivo gusto di un’immagine impressa su un camper, immagine presente in mostra.


QUARENGHICINQUANTA Spazio Fotografia
Via G. Quarenghi, 50
Bergamo


www.quarenghicinquanta.org

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